L’aumento dell’uso dei pesticidi in agricoltura sarebbe determinato, almeno in parte, dalla produzione di colture Ogm. 

Esemplare è il caso che ha riguardato l’Argentina. L’incremento dell’utilizzo di sementi ogm, prodotti da alcune giganti multinazionali delle biotecnologie agrarie ha determinato l’aumento dell’uso di erbicidi, prodotti proprio da quelle stesse industrie farmagricole, con ovvi negativi risvolti per la salute umana ed ambientale.

L’aumento dell’utilizzo dei pesticidi, d’altronde, ha interessato anche il nostro paese. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali, ultimamente, si sono occupate di preoccupanti correlazione tra un uso smodato di pesticidi ed avvelenamenti. Anche l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab) ha sottolineato come i  casi di avvelenamento da diserbante siano  sempre più frequenti in Italia.

I dati di contesto supportano la tesi: il ricorso all’uso di erbicidi ha registrato un aumento dell’8,6% nel decennio 2000-2010 e, solo nel 2010, il mercato di queste sostanze ha avuto un incremento del 9,5%. Ovviamente, tutti questi agenti chimici arrivano nei nostri piatti e sono molte le indagini che confermano l’elevata presenza di residui nei campioni di ortofrutta.

Coldiretti, tuttavia, ha precisato come il ritorno ad una agricoltura totalmente naturale, senza il rischio di incorrere in carestie, non sia possibile e che il ricorso ai fitofarmaci serve comunque a garantire una maggiore e complessiva sicurezza.

Il passaggio al biologico, al dir della Cia (Confederazione italiana agricoltori) deve essere, dunque, una scelta volontaria e libera: è il consumatore che, attraverso le sue scelte, può orientare il mercato verso colture a basso impatto e più virtuose.