In Amazzonia morti misteriosamente 50 mila cavalli, potrebbe essere l’erba ogm

Oltre 50 mila cavalli sono morti in allevamenti e fazendas dell’Amazzonia dopo aver pascolato in aree dove cresce un tipo di erba sviluppata in laboratorio per il bestiame bovino. La moria di equini è per ora un mistero: i cavalli muoiono di coliche violentissime dopo aver ingerito l’erba Panicum nelle varianti Massai e Mombaca, ma solo in Amazzonia e solo durante il periodo delle piogge. In altre regioni del Brasile e anche in Amazzonia, quando il clima è più secco, i cavalli possono pascolare tranquillamente assieme ai bovini senza che succeda loro niente. Nessun bovino, in condizioni analoghe, ha mai avuto disturbi. I tecnici dell’Embrapa (l’azienda statale per la ricerca agricola e zootecnica) non riescono finora a dare una spiegazione al mistero, ma hanno raccomandato a tutti i proprietari di cavalli di isolarli e evitare che si nutrano nei pascoli dove cresce quell’erba. “I cavalli, in certe condizioni specifiche, presentano coliche sempre più gravi, con l’addome che si gonfia a dismisura a causa dei gas, si contorcono pancia all’aria fino alla morte, entro 48 ore al massimo – ha spiegato Josè  Diomedes Neto, ricercatore dell’università  dello stato amazzonico del Parà , che guida l’equipe scientifica che investiga la cause della moria – Riteniamo che possa trattarsi di un’interazione con il suolo amazzonico, particolarmente acido, o di una tossina sconosciuta dovuta ad una trasformazione aberrante...

Gli Ogm e il lessico della legalità 

BRUXELLES. Vorrei fare alcune considerazioni sull’articolo pubblicato sul Corriere di ieri “L’Ideologia a tavola”a firma di Dario Di Vico. In primo luogo, dubito fortemente che l’Italia possa uscire dalla crisi e favorire il rilancio della sua industria alimentare se ci mettiamo anche noi a produrre “Parmesan” al posto del nostro Parmigiano o se pensiamo di competere attraverso prodotti OGM (che a oggi sono soprattutto mais, soya, colza) con paesi produttori che hanno ben altri territori e strutture industriali rispetto alla nostra ed esportano basandosi sulla quantità  e non certo sulla qualità . Proprio il fatto che i nostri prodotti migliori siano oggetto di tante imitazioni da parte di altri paesi, dovrebbe indurci a continuare a fare bene ciò che sappiamo fare bene. Inoltre, mi pare un salto logico veramente ardito quello di dedurre da questa situazione che le nostre imprese agroalimentari sarebbero avvantaggiate dall’introduzione indiscriminata degli OGM. Non è vero. Anche se gli OGM fossero davvero innocui (e non lo sappiamo), mi sembrerebbe molto più saggio puntare sulla qualità  e la diversità  della nostra produzione agricola, spingere sulla filiera davvero promettente del biologico e del rapporto sempre più diretto fra produttore e consumatore (anche al fine di assicurare un reddito rècente agli operatori e il mantenimento del paesaggio agricolo), scommettere su industrie di trasformazione che fanno appunto della qualità  e della specialità  il loro cavallo di battaglia. Anche questa strategia ha bisogno di forti investimenti, di ricerca, di volontà  di migliorare. Penso sia sbagliato sostenere che chi vuole gli OGM sia per il progresso e chi non li vuole pretenda il ritorno all’aratro. L’ideologia non c’entra nulla, anzi mi pare...

Aiuto, mi è scappata la canola Se l’ogm si riproduce in natura

Una pianta geneticamente modificata si è inselvatichita. Il caso del North Dakota, il primo negli Usa, allarma gli scienziati: si temono minacce alla biodiversità . L’esperto italiano Rosellini: “Geni vagliati e considerati sicuri, nessun pericolo” di JACOPO PASOTTI Piante di canola geneticamente modificata – una varietà  di colza comune – si stanno propagando dai terreni agricoli del Nord Dakota, negli Stati Uniti, invadendo aree non coltivate. Le piante transgeniche possono dunque abbandonare i campi ed invadere le zone naturali circostanti. Lo sostengono alcuni scienziati statunitensi che hanno osservato, per la prima volta negli Usa, la presenza di piante geneticamente modificate che si sono riprodotte in aree naturali, e che sono quindi una minaccia per la biodiversità . La scoperta, secondo gli esperti, avrà  “implicazioni importanti” nelle politiche agricole degli Stati Uniti. In luglio i ricercatori hanno raccolto, fotografato ed analizzato 406 piante di canola cresciute fuori dai terreni coltivati lungo un transetto di 5.400 chilometri che attraversa vaste regioni agricole. Di queste, ben 347 (l’86%) sono risultate positive ai test sulla presenza di proteine che le rendono più resistenti ad alcuni erbicidi (la CP4 EPSPS e la PAT). Un segnale d’allarme, dunque, che non giunge da associazioni ambientaliste ma da Meredith Schafer, ricercatrice presso Università  dell’Arkansas, insieme a colleghi della Environmental Protection Agency (Epa, l’agenzia federale che si occupa della protezione dell’ambiente). Secondo lei queste piante “scappate” dai campi potrebbero influenzare la biodiversità  della regione. Meredith Schafer ha presentato i risultati delle sue analisi alla conferenza annuale della Società  Ecologica Americana (ESA) tenutasi nei giorni scorsi a Pittsburgh. Gli scienziati non sanno se questo possa essere accaduto anche ad altre colture...

Usa,giudice blocca coltivazione Ogm “Verificare meglio effetti su ambiente”

Un giudice federale americano ha sospeso la coltivazione delle barbabietole da zucchero geneticamente modificate fino a quando il ministero dell’agricoltura (Usda) non avrà  accertato meglio il loro impatto sull’ambiente. La decisione, scaturita da un ricorso presentata da una associazione di consumatori, rischia di avere un impatto pesante sulla coltivazione di barbabietole negli Usa. Quelle Ogm rappresentano infatti il 90% della...

FVG: TONDO, MEGLIO PRODOTTI COME L’AGLIO DI RESIA CHE GLI OGM

(ASCA) – Udine – Riconosciuto da Slow Food, saporito ma privo di retrogusto acre e per questo molto apprezzato da gastronomi e chef, lo strok, o aglio di Resia, e’ protagonista di un libro che Maria Ida Turello e Gino Di Lenardo dedicano alla Val di Resia, enclave dell’Alto Friuli in cui si parla una lingua paleoslava e si coltivano tradizioni uniche e straordinari frutti della terra. ”Un’iniziativa bellissima, che ho apprezzato e appoggiato – dichiara il presidente della Regione Renzo Tondo – non solo perche’ trasmette un messaggio completo ed interessante su un prodotto piu’ che tipico del Friuli Venezia Giulia, ma perche’ sono convinto che in un’epoca di globalizzazione e ogm, rimarcare il valore della peculiarita’ di cio’ che e’ tipico sia assolutamente positivo e, nel caso specifico, utile alla promozione della Val di Resia”. ”Anche quest’iniziativa fa dunque parte delle tante che nella nostra regione contribuiscono al rilancio delle comunita’ locali – ha detto Tondo – dove i prodotti di nicchia rappresentano una particolarita’ che contribuisce a far conoscere il Friuli Venezia Giulia nel mondo, un lavoro basato sull’entusiasmo dei tanti giovani che hanno compreso la validita’ di certe produzioni limitate e stanno trasformando la tradizione in raffinatezza e valore aggiunto per tutto il Friuli Venezia Giulia”....