The socio-economic effects of GMOs – Hidden costs for the food chain’

28 marzo 2011
La coltivazione delle piante transgeniche e il processo di segregazione teso ad evitare la contaminazione con le colture convenzionali e biologiche ha un impatto sulla catena alimentare che si traduce in un aumento dei costi fino al 13%, una stima che in realtà  potrebbe essere molto più alta. Secondo il rapporto dell’organizzazione ambientalista Friends of the Earth Europa, infatti, la politica Ue si basa sull’assunto che le conseguenze economiche derivanti dall’inquinamento genetico da OGM ricadano sui produttori non OGM, e comunque non tengono conto delle misure di coesistenza e dei costi aggiuntivi per la separazione e il monitoraggio delle filiere. Sebbene in Europa non vi siano coltivazioni di piante transgeniche su larga scala, non sono mancati casi di contaminazione non solo delle sementi, ma anche dei prodotti alimentari. Dai dati raccolti dal programma europeo Co-Extra, vista la struttura delle aziende agricole europee, la contaminazione del mais è inevitabile, mentre uno studio tedesco ha evidenziato cha la coesistenza ha costi alti sia per i coltivatori del mais transgenico che per quelli convenzionali, e che in ogni caso i primi ne trarrebbero benefici economici solo se il tasso di adozione del prodotto OGM fosse superiore al 90%. Un’altra indagine ha concluso invece che i costi per il monitoraggio e la segregazione, in caso di introduzione su larga scala del mais Bt e del colza in Germania, superano di gran lunga i presunti benefici economici di una produzione a basto costo. Fattori, questi, che dovranno essere considerati nella discussione in corso tra esperti e ministri, a livello europeo, per la futura normativa sugli OGM, e in attesa della quale Friends of the Earth ha chiesto una moratoria delle coltivazioni biotech e l’applicazione del principio ” chi inquina paga”.

Leggi il rapporto