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Sulle coltivazioni OGM, l’Unione europea sta procedendo con cautela. Ma in favore di chi?

ogm freeNel campo degli organismi geneticamente modificati (OGM), la Commissione europea continua a muoversi con cautela. La massima istituzione dell’Europa Unita rassicura sul fatto che gli stati potranno autonomamente vietare le coltivazioni OGM completamente o solo in parte sul loro territorio.

Un “accordo di principio” è stato trovato nella notte (del 3 dicembre ndr) tra la Presidenza dell’Unione europea e il Parlamento italiano sulle norme che disciplinano la concessione di autorizzazioni a coltivazioni OGM.

Se non vi saranno intoppi nei passaggi intermedi, infine, l’accordo dovrebbe essere sottoposto al voto del Parlamento in occasione della sessione plenaria di gennaio.

Gli stati membri avranno poi un mese di tempo per ratificare formalmente.

Questo ci fa prevedere che non avremo news definitive fino a marzo-aprile il che significa arrivare in ritardo per pensare alle semine per le colture da raccogliere nel 2016.

La decisione era molto attesa da grandi gruppi industriali. Infatti, alcuni mais geneticamente modificati, il Monsanto MON810 ed il TC1507 Pioneer, hanno ricevuto un parere positivo dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ed attendono la pubblicazione dell’autorizzazione alla coltura.
Altri quattro sono in attesa!!!

L’autorizzazione o licenza non arriverà domani o dopo domani. Infatti si dovrà attendere l’attuazione dei nuovi regolamenti. Almeno è quanto dichiara il portavoce per la salute, Enrico Brivio.

I primi raccolti dovrebbero riguardare solo un piccolo numero di paesi poichè gli OGM sono stati osteggiati da un gran numero di paesi riluttanti all’utilizzo e che d’ora in avanti potranno invocare ragioni socio-economiche, ambientali o comunque motivazioni connesse con l’uso dei terreni agricoli per vietarne l’utilizzo.
L’elenco di questi motivi sarà contenuto come elemento chiave nell’accordo finale.

Ma secondo il Verde francese José Bové, questa è una vittoria di Pirro. Sostiene infatti che questo cambiamento a breve termine consentirà alle multinazionali come la Monsanto di utilizzare le criticità legali, con particolare riferimento ai divieti nazionali, in seno all’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), prima ancora di rivolgersi ai tribunali arbitrali, se trattati bilaterali di libero scambio come il TTIP (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti) saranno stati completati.

Insomma non è chiaro al momento se questi elementi di chiarezza e liberta di scelta per gli stati riguardo l’utilizzo di sementi OGM si tradurranno in reali opportunità di scelta o diverranno trappole legali dalle quali le multinazionali hanno grandi chance di uscire a testa alta.

Resta per noi la necessità di tenere alta la guardia, informare in modo corretto e non ideologico circa la dannosità degli OGM nella filiera alimentare italiana. Mentre dobbiamo essere favorevoli alla ricerca anche sugli OGM, con particolare riferimento al comparto farmaceutico, condotta secondo severe regole di sicurezza.

Andrea Nesi

OGM: AICS, PIU’ OGM STESSA FAME

Commissione-Nazionale-Ambiente-profilo-5“Dopo una breve pausa, gli articoli delle ultime settimane apparsi sulla stampa nazionale danno l’esatta percezione di una ripresa delle ‘ostilità’ da parte delle lobbies del biotech. Non che ci si fosse illusi di una loro resa beninteso. Questa volta però dovremmo far fronte a questa azione modificando il paradigma del No agli OGM contro il SI, che infine rischia di apparire sempre più una questione ideologica e povera di contenuti il che favorisce la lobby che si definisce del progresso facendo leva, tra l’altro, su una sorta di ricatti emotivi: gli OGM risolveranno il problema della fame nel Mondo” lo ha dichiarato Andrea Nesi, responsabile nazionale ambiente di AICS

“Ma la fame nel Mondo è causata dalla povertà e dalle disuguaglianze, non dalla carenza di cibo. Le persone non sono affamate a causa della produzione agricola insufficiente ma perché non hanno denaro per comprare il cibo, non hanno accesso alla terra per coltivarselo, perché il territorio è stato depredato, perché il sistema di distribuzione alimentare non funziona, perché mancano l’acqua e le infrastrutture per irrigare, conservare, trasportare e finanziare gli agricoltori. Noi già produciamo abbastanza cibo per nutrire l’intera popolazione mondiale ed era così anche durante il picco della crisi alimentare, nel 2008. L’attuale produzione alimentare è sufficiente per nutrire dieci miliardi di persone. Nel mondo si produce il 17% del cibo in più a persona rispetto a 30 anni fa eppure il numero degli affamati è ancora molto elevato. La crisi dei prezzi alimentari del 2008 e del 2011 si è manifestata in anni di raccolti da record, dimostrando con chiarezza che tali crisi non sono il frutto della scarsità di cibo. continua Nesi
“Lo spiega bene il Canadian Biotechnology Action Network (CBAN), commentato da Giovanni Fez, che ha appena pubblicato un rapporto che smentisce, punto per punto, tutte le ragioni delle major dell’OGM riguardo la funzione di questi ultimi nella soluzione del problema della fame nel Mondo [http://www.cban.ca/Resources/Topics/Feeding-the-World]. Non è certo il primo e non sarà neanche l’ultimo ma è un altro tassello che si aggiunge all’enorme mole di evidenze che dimostrano come gli organismi geneticamente modificati siano la peggiore delle strade imboccate. Anche sul fronte dei pesticidi, la promessa non è stata mantenuta. E degli utimi giorni la notizia di una mozione olandese che, dopo Russia, Tasmania e Messico, vuole a dire stop alla vendita di erbicidi a base di glifosato com il Roundup, il prodotto erbicida Monsanto alla base delle coltivazioni OGM. Esther Owehand ha presentato la proposta per vietare il glifosato insieme a Gerard Schouw, altro membro del Parlamento olandese. La mozione è stata adottata!”

“Come anche altri autorevoli rapporti, quello del CBAN conclude che abbiamo bisogno di metodologie agro-ecologiche differenti e sostenibili, sviluppando le economie alimentari su basi locali. Anche perché sono proprio i piccoli agricoltori (che spesso servono comunità locali) ad essere più produttivi dei giganti industriali (che puntano all’export)” conclude Nesi

La politica in corso di Monsanto convince Forbes a ritrarsi

La rivista Forbes ha recentemente ammesso il proprio errore nel nominare Monsanto compagnia dell’anno nel 2009. Hanno pubblicato un articolo affermando che si erano “sbagliati su Monsanto…veramente sbagliati”

La Monsanto sta pagando i coltivatori per utilizzare i diserbanti dei  suoi concorrenti. Perchè? E’ un ultimo tentativo per affrontare la diffusione dei superinfestanti creata dalle colture OGM “Roundup Ready” (RR) della compagnia.
Gli scienziati ambientali avevano messo in guardia circa il problema della creazione di erbacce infestanti resistenti agli erbicidi ancora prima che le colture OGM Monsanto “resistenti agli erbicidi” venissero approvate. Naturalmente, la Monsanto ha negato questi preavvisi.
E, infatti, mentre la Monsanto stava dicendo agli agricoltori di non preoccuparsi delle erbe infestanti resistenti, essa stava già  preparandosi per trarre profitto dai problemi delle erbacce degli agricoltori. Nel 2001 la Monsanto ottenne un brevetto sulla miscelazione di erbicidi con Roundup per l’uso su campi RR con erbacce resistenti.

Secondo Green Generation:

“Gli scienziati delle erbe infestanti ora dicono che i superinfestanti delle colture OGM infestano oltre 11 milioni di acri di terreno agricolo negli Stati Uniti — quasi cinque volte di più della superficie di tre anni fa — con un costo per gli agricoltori statunitensi di 1 miliardo di dollari l’anno…Ma i superinfestanti creano nuove opportunità  per le aziende di pesticidi che fabbricano le colture OGM.
Data la storia della Monsanto, ci dobbiamo meravigliare che questi superinfestanti siano solo un problema imprevisto proveniente dagli OGM, oppure si stava da sempre creando il problema per pianificare il tutto?

La rivista Forbes ha recentemente ammesso il proprio errore nel nominare Monsanto compagnia dell’anno nel 2009. Hanno pubblicato un articolo affermando che si erano “sbagliati su Monsanto…veramente sbagliati” citando non solo i problemi con i superinfestanti resistenti ma anche le indagini sulle questioni antitrust e un potenziale flop di una nuova varietà  di costose sementi di mais OGM.

Fonti:

Generation Green October 26, 2010
Forbes October 12, 2010

Ambiente, Cia: ok nuova strategia Ue sulla biodiversità . Agricoltori in prima linea

La Cia commenta positivamente l’annuncio del piano al 2020 della Commissione europea per la difesa degli ecosistemi.

La tutela della biodiversità  è una responsabilità  comune e gli agricoltori sono pronti a fare la loro parte. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il lancio della nuova strategia per la tutela della biodiversità  in Europa nel prossimo decennio.
La Commissione Ue -spiega la Cia- ha previsto sei obiettivi da qui al 2020 per ridurre in modo sostanziale le minacce che incombono sulla biodiversità . Una scelta obbligata, visto che il ritmo a cui le specie animali e vegetali si estinguono oggi è mille volte superiore a quello naturale, a causa soprattutto delle attività  umane.
In particolare -continua la Cia- tra i sei obiettivi per arrestare la perdita di biodiversità  c’è quello di garantire la sostenibilità  delle attività  agricole e forestali. Compito che il nostro settore primario in parte già  svolge: grazie a buone pratiche come l’agricoltura di conservazione, l’agricoltura biologica, la riforestazione, il pascolo rotativo e il ripristino delle terre degradate, gli agricoltori contribuiscono alla protezione e alla difesa della biodiversità .
Affinchè questi sforzi raggiungano una diffusione capillare su scala sia nazionale che globale, però, è necessario prevedere -conclude la Cia- politiche concrete, finanziamenti adeguati a tutti i livelli e misure di incoraggiamento per gli agricoltori, come per esempio una remunerazione per i servizi forniti a salvaguardia degli ecosistemi. Tenendo sempre presente che la tutela della biodiversità  è assolutamente incompatibile con la presenza di Ogm.

Ogm, una ricerca canadese conferma: “La sicurezza alimentare è a rischio”

Mentre l’Alto Adige è ufficialmente OGM-free, grazie alle norme contenute nella legge ‘omnibus’ approvata nell’ultima seduta della Giunta Provinciale di Bolzano e l’uso di sementi OGM in Alto Adige è stato definitivamente messo al bando, gli studi in materia di ogm e sicurezza per la salute umana continuano a mettere in evidenza importanti criticità . Ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, è l’interessantissimo studio condotto dagli scienziati dell’Università  di Sherbrooke in Canada.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Reproductive Toxicology, è stata condotta su 69 donne, 30 delle quali incinte, di cui sono stati misurati i livelli ematici degli erbicidi a base di glifosato e glufosinato, e della proteina insetticida Cry1Ab prodotta dai geni del batterio del suolo Bacillus thuringiensis (Bt).

L’indagine ha messo in evidenza la presenza di tracce di pesticidi ed erbicidi associati alla coltivazione di OGM. Poichè gli individui selezionati non sono mai entrati in contatto diretto con gli erbicidi, la loro presenza nel corpo umano è stata attribuita all’alimentazione, lasciando ipotizzare un identico rischio di esposizione per la maggioranza della popolazione a causa della forte presenza nella dieta canadese di cibo Ogm.

“La valutazione dei rischi sanitari connessi agli erbicidi e agli insetticidi è da tempo al centro del dibattito nel mondo scientifico – commenta Fabrizio Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici – e gli autori dello studio canadese hanno fatto appello a tossicologi, nutrizionisti ed esperti della riproduzione affinchè, utilizzando i loro dati, approfondiscano ulteriormente il fattore di rischio sanitario eventualmente attribuibile all’esposizione a queste molecole, soprattutto nella fase prenatale.

Questo dato – continua Fabbri – è di estrema importanza, visto che la maggior parte delle colture GM commercializzate in Nord America presenta caratteristiche di resistenza agli erbicidi e/o la produzione di una proteina insetticida”.

D.S.

IL SUCCESSO DEL ‘NO OGM’: San Daniele vola oltreoceano

Carlo Dall’Ava, maestro prosciuttaio di San Daniele del Friuli, sta per sbarcare ai magazzini Harrods di Londra. Porterà  prosciutti d’autore, stagionati per 30 o 48 mesi, prezzi incredibili, a partire da 14 euro l’etto. Vladimir Dukcevich, amministratore delegato del gruppo King’s e Principe, ha avviato linee che garantiscono prosciutti ricavati da maiali senza ogm per una catena americana mentre assicura a un gruppo inglese cosce mai curate con antibiotici. Prosciutti che costano di più, è ovvio.

A San Daniele la parola d’ordine è alzare l’asticella. Sempre di più, con la certezza che i risultati arrivano. La crisi globale ha picchiato duro, anche a tavola. Ma il consorzio del San Daniele, San Denel in lingua friulana, ha chiuso il 2010 con un aumento della produzione del 9,1% sul 2009, arrivando a lavorare 39,4 milioni di chili di cosce. Livelli da pre-crisi, 1,3 milioni di chili in più rispetto al 2007. In altre parole 2,7 milioni di prosciutti, quasi 50mila in più rispetto a tre anni prima. E i produttori definiscono il 2010 «un anno discreto».

«Abbiamo patito la crisi, il 2009 è stato un anno terribile – spiega Mario Cichetti, direttore del Consorzio del San Daniele, che raggruppa 31 produttori concentrati in questo paesino di 8.200 abitanti, con un microclima eccezionale, un mix tra le montagne di Tarvisio e l’Adriatico, con il Tagliamento in mezzo – con una contrazione dell’8% rispetto al 2008. Ma siamo riusciti a recuperare terreno, nonostante i nostri prezzi di vendita siano mediamente superiori a quelli dei nostri concorrenti». Crisi che ha portato a una forte contrazione dei margini di redditività , ma nessun giorno di cassa integrazione, «anche perchè – assicura il presidente del consorzio, Dukcevich – ci vogliono anni per formare un mastro salatore e nessuno vuole perdere queste professionalità : non a caso il turn over nelle nostre aziende è molto basso».

Il prosciutto San Daniele con i suoi 2,7 milioni di pezzi prodotti, è stellarmente lontano dai 9 milioni confezionati a Parma e generalmente viene venduto al pubblico da 50 centesimi a un euro in più. Differenza che arriva anche a quattro euro per i prosciutti generici. Ma come è possibile crescere in un mercato con consumi a crescita zero e con prodotti nella fascia alta? «Abbiamo puntato su due fattori: primo, le vaschette con il preaffettato, che l’anno scorso sono arrivate a 12 milioni. È un servizio innovativo – risponde Duckevich – che ha richiesto ingenti investimenti nel packaging, ma che è molto apprezzato dai clienti e ci permette di fidelizzarli ulteriormente. Inoltre abbiamo puntato molto sull’export, che per ora rappresenta solo il 13% della nostra produzione. Ci sono mercati con potenzialità  enormi, non solo in Europa, dove siamo forti in Francia, Germania e Gran Bretagna. Penso agli Stati Uniti, dove c’è una crescente richiesta di alimenti di qualità , e solo il 3% dei consumatori conosce il prosciutto crudo. Abbiamo forti crescite in Giappone, la Russia ci sta premiando, la Cina anche».

Il consorzio dei produttori sandanielesi è equamente diviso tra piccoli produttori, sotto i 35mila prosciutti l’anno, medi (40-100mila) e grandi, oltre i 100mila, come il gruppo guidato da Dukcevich. Aziende a tradizione familiare o colossi dei salumi, tra cui il gruppo Veronesi (che controlla marchi come Aia, Montorsi e, nel settore, Negroni), sono sottoposti a un rigido sistema di controlli di qualità , che porta a scartare quasi il 15% della carne che arriva a San Daniele, con un sistema di tracciabilità  che permette di seguire l’allevamento dei maiali (permesso in dieci regioni) fin dalla nascita. Gli impianti tecnologici servono solo a ripetere, in maniera scientifica, i clima delle quattro stagioni che accompagnano la stagionatura dei prosciutti. Stagionatura che costa molto: «Il valore dei prosciutti in magazzino supera di molto – spiega il direttore del consorzio, che assicura anche servizi come l’acquisto di energia – il valore degli immobili. Si tratta di un costo molto pesante per le imprese del settore». Per questo si era pensato anche a futures, agli inizi del 2000, sperimentato nei vini d’eccellenza. ma poi non si è proceduto. Ma un consorzio fidi assicura i finanziamenti alle imprese del settore proprio sulla base dei prosciutti in magazzino.

Qualità , e servizi collegati al mondo dei prosciutti: Dall’Ava ha aperto una decina di ristoranti-prosciutterie dove il San Daniele (per i quali utilizza solo il sale marino di una riserva naturale del sud), ovviamente, la fa da padrone. E intercettano parte del consistente turismo gastronomico che riempie San Daniele tutto l’anno. Dukcevich (esponente della terza generazione di imprenditori triestini, con un fatturato di 140 milioni di euro), invece, ha commissionato a un designer di Milano lo studio di 400 salumerie King’s per «creare un ambiente di fascino e cultura alimentare, di cui ci sentiamo ambasciatori».

Ungheria, divieto degli OGM

Il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Rurale ha dichiarato che per l’Ungheria rimane importante che nel Paese non vengano coltivati prodotti geneticamente manipolati.

In un incontro organizzato presso il palazzo del Parlamento ungherese dei presidenti delle commissioni di agricoltura dei Paesi dell’UE (nell’ambito del semestre di presidenza europea dell’Ungheria), il sottosegretario ha ribadito che la chiave del successo per l’agricoltura ungherese è la produzione sana, sicura, priva di residui di sostanze chimiche, in grado di conservare la purezza delle acque e del suolo, della flora e della fauna, il paesaggio e le sue colture. Con questo tipo di agricoltura i prodotti hanno possibilità  di trovare mercati di sbocco. In questo quadro non rientrano i prodotti OGM.

Fonte: ICE

Agricoltura, Burlando: “No ogm in Liguria, serve qualità  forte e valorizzazione prodotti”

Regione. “L’agricoltura è faticosa ma sicura, non sparisce da un giorno all’altro come certe operazioni finanziarie”. Lo ha detto oggi, Claudio Burlando al convegno di Coldiretti ad Euroflora. “Un dato positivo – ha sottolineato il governatore – è la crescita di una nuova generazione di agricoltori, non necessariamente figli di altri coltivatori ma il futuro, in una territorio piccolo e delicato come il nostro, deve passare per la valorizzazione dei prodotti attraverso le antiche tradizioni. Difficile pensare agli ogm in Liguria”.

“Più che quantità  – ha aggiunto Burlando – servono qualità  forti. Il territorio ligure è molto faticoso e rende meno, ma è necessario non abbandonarlo anche perchè la presenza degli agricoltori, in una regione che è coperta per il 70% da boschi, aiuta a prevenire incendi e frane”.

BIOSICUREZZA: OGM, tracce di erbicidi e pesticidi in donne e feti

Studio canadese documenta per la prima volta la presenza nel corpo umano di erbicidi e insetticidi, causata dal consumo di Ogm
di Nicoletta De Cillis

27 aprile 2011 – Tracce della tossina insetticida prodotta dai geni del batterio del suolo Bacillus thuringiensis (Bt) e dei fitofarmaci glifosato e glufosinato associati alle piante geneticamente modificate sono state identificate nel sangue di un gruppo di donne oggetto di uno studio dell’Università  di Sherbrooke, in Canada. Nel sub campione di donne in stato di gravidanza i composti sono stati ritrovati, oltre che nelle madri, anche nei feti.

Lo studio è stato condotto su 69 donne, di cui 30 incinte, di cui si sono misurati i livelli ematici degli erbicidi a base di glifosato e glufosinato, e della proteina insetticida Cry1Ab. L’obiettivo dei ricercatori era quello di verificare se la dieta quotidiana potesse rappresentare un fattore di esposizione a questi composti chimici e di acquisire i dati utili ad una successiva e più approfondita analisi sui possibili risvolti sanitari, in particolare per la riproduzione femminile e il corretto sviluppo del feto.

Dalle analisi del sangue è emersa la presenza di metaboliti di glufosinato nel 100% delle donne incinte e dei campioni di cordone ombelicale, mentre la tossina Cry1Ab è stata riscontrata nel 93% delle donne incinte e nell’80% del cordone ombelicale esaminato. Nelle donne non incinte, invece, composti di degradazione del glifosato sono stati riscontrati nel 5% dei casi, metaboliti di glufosinato nel 69% e la proteina Cry1Ab nel 69 % del campione totale. Questi dati sembrano indicare la possibilità  che il principale prodotto della degradazione del glufosinato sia in grado di attraversare la placenta raggiungendo il feto più facilmente dell’erbicida.

Poichè gli individui selezionati non sono mai entrati in contatto diretto con gli erbicidi, la loro presenza nel corpo umano è stata attribuita all’alimentazione, lasciando ipotizzare un identico rischio di esposizione per la maggioranza della popolazione, a causa della forte presenza nella dieta canadese di cibo OGM. Rimane aperta, però, la questione della discrepanza nella presenza e nei livelli della proteina Bt nelle donne incinte (1,5 nanogrammi per millilitro) rispetto alle altre (0.13 nanogrammi per millilitro).

Gli autori dello studio hanno fatto appello a tossicologi, nutrizionisti ed esperti della riproduzione affinchè, utilizzando i loro dati, approfondiscano ulteriormente il fattore di rischio sanitario eventualmente attribuibile all’esposizione a queste molecole.

L’articolo è stato pubblicato dalla rivista “Reproductive Toxicology”.

Per saperne di più:

Maternal and fetal exposure to pesticides associated to genetically modified foods in Eastern Townships of Quebec, Canada

Scheda di approfondimento: varietà  di specie vegetali destinate al consumo umano che contengono geni resistenza al glifosato, al glufosinato e/o proteine con proprietà  insetticide, autorizzate in Canada