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Ogm, il miracolo che non c’è

Ogm, il miracolo che non c’è

Si assiste oggi al fallimento degli organismi geneticamente modificati. Non lo dice un giornale di agricoltura, bensଠil Wall Street Journal.
Sin dalla prima pianta transgenica commercializzata (la soia Roundup Ready, ovvero resistente al glifosate Roundup, brevettata dalla Monsanto, che vendeva il “pacchetto” Soia RR + Roundup), gli scienziati indipendenti di tutto il mondo hanno messo in guardia le aziende dal fenomeno della resistenza, che dalla soia poteva essere trasmesso ad altre piante dell’ambiente come pure essere causato da un uso ripetuto e costante dello stesso diserbante. Oggi purtroppo si sta verificando quanto previsto dagli studiosi.

Fiono allo scorso anno, la Monsanto dichiarava che le erbe resistenti al Roundup non erano e non sarebbero state assolutamente un problema. Ora ammette essere una questione seria, perseverando però nel sostenere che la situazione è gestibile. La realtà  pare dirci comunque cose diverse: continua ad aumentare la superficie coltivata dove crescono erbe resistenti al prodotto “miracoloso”, costringendo all’utilizzo di altri e più potenti pesticidi. Secondo Ian Hap, direttore dell’International Survey of Herbicide Resistant Weeds (un istituto di ricerca finanziato dall’industria chimica), il totale delle coltivazioni statunitensi invase da super erbacce è relativamente basso: dai 7 ai 10 milioni di acri (3-4 milioni di ettari). In verità  sarebbero a rischio 170 milioni acri coltivati a grano, soia e cotone.

Le multinazionali dell’agribusiness, temendo la perdita di miliardi di dollari, stanno elaborando nuove strategie che tanto all’avanguardia sembrano non essere: si tirano fuori altri pesticidi ormai obsoleti e in disuso.
La Monsanto e altre aziende del biotech stanno infatti mettendo a punto nuove sementi resistenti a vecchi erbicidi, spinti dall’inefficacia del Round. La Bayer già  produce e distribuisce semi di soia e cotone resistenti al glifosate. Il nuovo grano Monsanto tollera sia il glifosate sia il glufosinato e sono in cantiere nuove sementi che resistono al dicamba, un vecchio pesticida. La Syngenta non è da meno e sta elaborando soia resistente al suo Callisto e la Dow Chemical addirittura una semente resistente al 2,4-D, un componente del noto Agent Orange, diserbante utilizzato durante la guerra del Vietnam per defoliare le foreste. Ricordiamo che il glifosate e il glufosinato sono composti chimici elaborati negli anni Sessanta, già  banditi da Svezia, Norvegia e Danimarca perchè tossici per l’ambiente e per l’uomo, sospettati di provocare cancro, infertilità  e danni celebrali.

Il mese scorso, il National Researc Council, un organismo di controllo che risponde al Governo federale Usa in materia di ricerca scientifica, ha dichiarato che l’emergenza delle super erbacce indebolisce fortemente i supposti benefici, per gli agricoltori e per l’ambiente, degli ogm.
E infatti gli scienziati che studiano il fenomeno invitano i contadini ad alternare i glifosate e il glufosinato con altri erbicidi meno dannosi. Il problema è che questi prodotti “vecchio stampo” sono diventati molto economici, perchè ormai fuori dai diritti di proprietà  (brevetti). Cosଠil contadino non si fa scrupolo nell’utilizzo, ma soprattutto nell’abuso. David Mortensen, ricercatore alla Pensylvania State University, afferma che questa situazione ha fatto aumentare la quantità  di prodotti irrorati su campi di soia, mais e cotone del 70%.

Luca Bernardini

Paolo