Monta la protesta anti Ogm

AGRICOLTURA. Cronaca di una giornata, quella di ieri, a Pordenone, all’insegna del no agli Ogm.

Prima il blitz di Greenpeace in un campo di Vivaro (Pordenone), con 20 ambientalisti fermati dalla polizia. Poi il presidio della task force anti Ogm davanti alla Prefettura. Quindi le dure prese di posizione dei presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia e, per finire, l’intervento del ministro Giancarlo Galan: è la cronaca di una giornata, quella di ieri, a Pordenone, all’insegna del no agli Ogm.

Tutto nasce nella primavera scorsa quando Giorgio Fidenato, leader degli Agricoltori federati, mette a dimora nei suoi campi mais geneticamente modificato, con tanto di ripresa televisiva e diffusione della semina sul circuito mediatico mondiale. Quel mais è ora venuto a maturazione con concreti rischi di contaminazione di altre colture. Da qui la protesta degli ambientalisti, che hanno cercato di tagliare le piante Ogm, vista l’inerzia della magistratura, denunciata anche da Aiab e Legambiente.

La normativa in vigore, infatti, parla chiaro: in Italia è vietato seminare piante Ogm e chi lo fa rischia l’arresto fino a tre anni. Anche per queste ragioni, come sostiene il leader dei Verdi Angelo Bonelli, «distruggere un campo Ogm non è reato». Un invito a procedere in questo senso era stato rivolto alla Procura della Repubblica di Pordenone e al ministero di Grazia e Giustizia da parte di Coldiretti, Wwf, Greenpeace, Slow-food e altre 40 associazioni. Anche Luca Zaia, presidente del Veneto, nel dichiararsi «assolutamente contrario agli Ogm» ha auspicato «un deciso intervento delle forze dell’ordine» arrivando a lodare Greenpeace «che ha fatto bene a intervenire prima che sia troppo tardi».

E un plauso all’associazione ecologista è arrivato anche dal senatore del Pd, Francesco Ferrante. Il blitz degli ambientalisti è stato bloccato dalla Polizia, ma a riportare la calma è intervenuto lo stesso ministro dell’Agricoltura. «Sono stato, sono e sarò sempre per il rispetto della legalità  – ha detto Galan – se le indagini in corso rivelassero che realmente quello seminato è mais geneticamente modificato, spetterà  all’autorità  giudiziaria valutare i provvedimenti da assumere».