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Mais OGM: “La contaminazione è provata”, Legambiente e WWF chiedono che dalle parole si passi ai fatti

Mais OGM: “La contaminazione è provata”, Legambiente e WWF chiedono che dalle parole si passi ai fatti

Un militante di Greenpeace durante il blitz di fine luglio nel campo di mais Ogm a Vivaro, PN. (Foto: Greenpeace)

Le analisi sul mais dei campi adiacenti a quelli deliberatamente seminati a mais OGM hanno dato risultati positivi e ciò dimostra il rischio che tali varietà  comportano per le colture tradizionali. Questo l’impatto accertato sulle altre piante di mais, mentre nulla si sa dell’effetto sui microrganismi del terreno, sulle piante spontanee e su tutto l’ecosistema che circonda il campo coltivato. Il reato è chiaro (mancato rispetto della legge sementiera del 2001), il danno anche, cosଠcome i responsabili, eppure la Magistratura non procede e la politica, Regionale e Nazionale, non si prende le proprie responsabilità .

Nonostante le dichiarazioni di principio di diversi esponenti politici Regionali, la proposta di legge predisposta da un ampio gruppo di Associazioni (la cosiddetta società  civile) e valutata positivamente da tutti i gruppi politici Regionali, giace sulle scrivanie in attesa di firma.

Chiediamo dunque che dalle parole si passi ai fatti:

la Magistratura proceda alla opportuna gestione dei campi provatamente seminati con mais OGM e nei confronti dei responsabili;

gli esponenti politici Regionali, di tutti gli schieramenti,dimostrino di pensare veramente quello che dichiarano firmando la proposta di legge per la “tutela della biodiversità  e dei prodotti agroalimentari di qualità  e tradizionali del territorio regionale dall’ emissione deliberata in ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM)” e si impegnino a calendarizzarne la discussione entro settembre. Fare ora proposte normative alternative risulterebbe in un colpevole ritardo;

l’Assessorato Regionale si impegni a sostenere delle filiere Regionali completamente “OGM free”, unico modo per dare valore alle scelte di qualità  dei singoli agricoltori ed allevatori. Siamo una terra in cui mais e soia non-ogm possono essere coltivati con facilità  e profitto, si abbia la lungimiranza di sostenerne la coltivazione in Friuli, soprattutto per le filiere zootecniche locali.

Non c’è più tempo: non agire significa rendersi complici di chi subdolamente ed illegalmente vuole creare una contaminazione di fondo che apra le porte dell’Italia e dell’Europa ai prodotti OGM, per poi delocalizzarne sempre più la coltivazione rispetto all’uso e di conseguenza marginalizzare i produttori locali.

(Fonte: AIAB-FVG, Legambiente FVG e WWF-FVG)

Paolo