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Con maggiore riciclo rifiuti urbani, minore utilizzo discariche ed incremento dei posti di lavoro che potrebbero triplicare in 6 anni

Con maggiore riciclo rifiuti urbani, minore utilizzo discariche ed incremento dei posti di lavoro che potrebbero triplicare in 6 anni

Icon (EVPT)Questo calcolo giunge dal WAS – Waste Strategy, il gruppo di esperti su rifiuti e riciclo, che sta elaborando il “WAS Report 2014”, rapporto che  include una valutazione ampia delle strategie economiche e politiche collegate al ciclo dei rifiuti e che sarà presentato a Roma il 30 ottobre prossimo.  A elaborarlo, Althesys, la societá professionale indipendente, specializzata nella consulenza strategica e nella ricerca nei settori ambiente, energia, utilities e rifiuti che già diffonde ogni anno Irex Report, il più autorevole rapporto italiano nel campo delle rinnovabili.

Solo diminuendo il ricorso alla discarica e implementando il riciclo dei rifiuti urbani nei prossimi anni si creerebbero fino a 195mila nuovi posti di lavoro. Oggi nel settore la cifra è ferma a 68.300 (secondo i dati 2013 di Federambiente): rispettare le direttive europee sulla diminuzione dei rifiuti in discarica e sull’aumento della differenziata e del riciclo significa triplicare il numero degli addetti, aggiungendo al settore un’occupazione che vale in termini assoluti quanto tutti gli occupati di Enel nel mondo.

Secondo il quadro normativo disegnato in Europa, l’Italia entro il 2020 è chiamata a rispettare una direttiva comunitaria (Direttiva Rifiuti 2008/98/CE)  e aumentare di almeno il 50% in peso i rifiuti urbani da riciclare. Nelle stime più prudenziali, quelle che invece di avere come riferimento la direttiva Ue prendono in considerazione uno sviluppo ‘business as usual’, comunque nei prossimi sei anni il ricorso alla discarica si ridurrà di quasi 4 milioni di tonnellate, con un aumento di occupazione pari 89mila nuovi posti di lavoro.

“In un quadro complessivo di questo genere, enormi sono le ricadute pratiche”, afferma Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys.

“Il dato generale ci parla di un vantaggio economico complessivo che può arrivare a sfiorare i 16 miliardi di euro: nel dettaglio, si tratta di 10,8 miliardi di giro d’affari sviluppati dalla filiera (raccolta differenziata, trasporto, selezione, compostaggio, ecc, ecc) e fino a 5 miliardi per le infrastrutture (impianti di selezione, compostaggio, termovalorizzazione, ecc. ecc). Anche mantenendo una previsione più prudenziale, il giro d’affari movimentato entro i prossimi sei anni è di circa 8 miliardi di euro. E positivi, appunto, sono anche gli effetti sul lavoro: si parla di una ricaduta occupazionale di quasi 195mila unità”.

Interessante, secondo le anticipazioni di Althesys, la suddivisione: solo nel Sud e nelle Isole – dove si parte da una situazione meno strutturata e dunque c’è più strada da fare – si potrebbero superare gli 89mila posti di lavoro, circa la metà degli occupati aggiuntivi generati dal ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti, e anche nelle previsioni più prudenziali comunque si parla di oltre 30mila nuovi occupati (per il 60% impegnati nella raccolta differenziata).

Paolo