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L’allarme: teniamo alla larga dal Gargano il grano ogm

L’allarme: teniamo alla larga dal Gargano il grano ogm

Diamo una patente al grano duro in Capitanata, culla del granaio d’Italia, capitale della cerealicoltura europea almeno secondo la definizione e il ruolo (con tanto di riconoscimento formale) che vorrebbe attribuirle Confagricoltura. L’organizzazione agricola chiede (lo farà  questo pomeriggio in fiera, ore 17, il presidente Onofrio Giuliano) l’autorevole sponsorizzazione dell’ex ministro Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura a Bruxelles che interviene in videoconferenza. Il grano prodotto distintivo dell’agricoltura foggiana diventa un po’ il biglietto da visita a tutela delle produzioni di qualità  minacciate dalle sofisticazioni e dagli «Ogm», i prodotti geneticamente modificati. E’ stato proprio questo uno degli argomenti trattati, ieri mattina, durante l’incontro della facoltà  di Agraria sul tema “i cereali fra tradizione e innovazione: Qualità , Sicurezza e Salute dei consumatori”.

E’ il grano di «Frankenstein» lanciato sul mercato dalla multinazionale americana Monsanto ad aver aperto il tema inquietante dell’ag ricoltura sintetica, la tecnica che ha la meglio sulla scienza. «Il grano Terminator nasce da semi sterili destinati a morire una volta concluso il ciclo di maturazione, cosଠda costringere gli agricoltori a riacquistarlo per l’anno successivo», ha spiegato Laura Marchetti, che insegna alla facoltà  di Scienze della formazione di Foggia. Il grano Terminator non sembra per il momento una minaccia per le nostre produzioni e per quelle europee (il Parlamento europeo ha approvato nel 2003 il cosiddetto “principio di precauzione” che vieta la commercializzazione di prodotti i cui effetti non siano stati testati). Ma la guardia deve restare alta anche perchè la «partita dei brevetti» è quella che più allarma il mondo accademico e scientifico: «La tecnologia degli Ogm vuole rifare il mondo, un’esigenza avvertita tanto dai produttori quanto dai consumatori che chiedono prodotti sempre più belli a vedersi, peccato – conclude Marchetti – che dentro siano morti».

Paolo