L’agricoltura di Romano: Sଠvendita diretta, no ogm. Lotta ai “falsi”

Roma, 19 apr (Il Velino) – Cinque i punti su cui verterà  la politica del ministro dell’Agricoltura Saverio Romano: qualità , tutela, promozione, certezza e competitività . Senza scordare però la discussione sulla nuova Politica agricola comune. Il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano illustra le linee programmatiche del dicastero di via Venti Settembre in commissione Agricoltura della Camera e del Senato. A partire dalla Pac: “Un primo punto di dibattito sulla Pac sarà  di ottenere il mantenimento dell’ammontare globale della spesa agricola, anche se ciò non sarà  di facile conseguimento. Un secondo punto verterà  sulla negoziazione del sistema di ripartizione delle risorse finanziarie tra Stati membri, tenendo sଠconto delle pretese dei paesi nuovi entrati nell’Unione, ma mantenendo una adeguata distribuzione a paesi che, come il nostro, al di là  della superficie coltivata, basano le loro politiche sulla tradizione, sulla qualità , sulla pienezza di tutela, sulla occupazione e sul rispetto delle regole che la caratterizzano”. Occorrerà , secondo Romano, porre la “giusta attenzione” ai parametri della produzione lorda vendibile ovvero al valore aggiunto al settore agricolo per misurare la performance dell’imprenditore agricolo ai fini della corresponsione delle quote di finanziamento perchè sono convinto che in un contesto in cui le risorse disponibili non aumentano ovvero aumenta il numero di coloro che ne sono i destinatari solo questi parametri possono consentire di mantenere e anche incrementare le nostre produzioni.

Romano, che aveva parlato al Vinitaly di “agri-cultura” rilancia il concetto di multifunzionalità  dell’agricoltura. “Ritengo che una agricoltura moderna sappia e possa farsi carico delle esigenze di rispetto e di tutela ambientale e anzi risponda pienamente al principio di autoresponsabilità  dell’uomo moderno. L’attività  dell’uomo nel rapporto con la terra deve essere compatibile e anzi supportare una politica di tutela dell’ecosistema e dell’ambiente”. Naturalmente il fine della agricoltura nazionale è di garantire – anche per le future generazioni – la qualità , la quantità  e la sicurezza di ciò che, prodotto dalla nostra terra, è destinato alla alimentazione nostra e dei nostri figli, oltre che a tenere alto il nome del comparto nazionale a livello mondiale in un contesto di valorizzazione e rafforzamento delle aziende agricole e di produzione ad alto contenuto qualitativo con una filiera sempre più corta.

Poi l’etichettatura e la vendita diretta che il ministro annuncia voler “stimolare” ulteriormente: “Darò mandato ai miei uffici di valutare, insieme alle organizzazioni di produttori, le soluzioni amministrative o eventualmente normative per stimolare con strumenti indiretti- penso a facilitazioni burocratiche, abilitative, edilizie, fiscali- lo sviluppo sul territorio nazionale dei mercati di vendita diretta”. Di sicuro un elemento peculiare in questo contesto è rappresentato dall’etichetta. “Stiamo provvedendo, insieme al Ministero dello sviluppo economico, a sentire le filiere interessate, prodotto per prodotto, per approvare in tempi brevi e ragionevoli i decreti attuativi previsti dalla legge quantomeno per quei prodotti trasformati e settori nei quali (i cosiddetti monoprodotti) sia chiara l’esistenza di una materia prima prevalente”.Altro punto focale della politica di Romano è quello relativo alla lotta alla contraffazione: “La tutela del Made in Italy costituirà  il minimo comune denominatore della mia azione ministeriale. Il mio Ministero è concentrato nella lotta alla contraffazione”. Anche “integrando sempre più l’azione dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità  e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), del Corpo Forestale dello Stato che intendo sempre più come forza di polizia a tutela dell’agroalimentare e dell’ecosistema, dei Carabinieri delle Politiche Agricole, delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e dell’AGEA, per la sua parte di competenza”. E non solo lotta alla contraffazione ma anche all’italian sounding: “Intendo attivarmi per garantire una piena tutela informativa ai consumatori italiani e al contempo, attraverso un’adeguata azione a livello europeo e mondiale, intendo supportare il vero made in Italy contrastando quei fenomeni degenerativi denominati, nel gergo, italian sounding, che sono da considerarsi altamente decettivi e ingannevoli (penso a prodotti con lo stivale, con la bandiera o con denominazioni che evocano malamente prodotti nazionali), i quali, in modo scorretto speculano sulla nostra forza, sulla nostra cultura, sulla nostra tradizione abusando del buon nome italiano nei mercati internazionali”. Come nel caso di Sebastiano Pitruzzello, produttore australiano di “Parmesan” e di “Mozzabella” nominato da poco cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana. Intenzione del ministro dell’agricoltura è anche quella di adeguare la normativa nazionale a tutela dei consumatori introducendo il bene della sicurezza alimentare nel codice penale.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, secondo Romano “costituiscono una priorità  oggettiva”. “Le agro-energie sono una vera opportunità  di sviluppo nel settore agroalimentare nazionale e come tali vanno colte”, spiega. “Indirizzerò la mia azione di governo affinchè si possa contribuire a valorizzare le filiere agroalimentari presenti sul nostro territorio, integrando il reddito dei produttori primari e dando anche soluzioni ai problemi di natura ambientale legati allo smaltimento di sottoprodotti e biomasse agricole”. Il tema degli organismi geneticamente modificati anima il dibattito culturale e politico nazionale ed internazionale oramai da molti anni e ciascuno ha una sua posizione senza che, tuttavia, si sia pervenuti a soluzioni avanzate e condivise. Secondo Romano è necessario che si scinda “il profilo giuridico-amministrativo da quello politico. Per il primo occorre superare la contrapposizione che si è creata nella Conferenza Stato Regioni, in modo che si possa arrivare in sede europea ad una discussione sulle modifiche normative necessarie a valle degli adempimenti nazionali. Ma è sul piano politico che occorre essere chiari. La tradizione, la qualità , le garanzie dei nostri prodotti e la tutela dei nostri consumatori non possono essere piegate ai sia pur rispettabili interessi economico-finanziari di grandi gruppi industriali internazionali. La nostra è una storia di biodiversità , di sapori genuini, di produzioni e coltivazioni a forte contenuto manuale e tradizionale, ed è proprio questo che ci ha reso oggetto di plagio nel mondo. Non intendo di certo contribuire a snaturare la nostra storia, ma, al contrario, intendo rafforzarne i valori ed aumentarne i risultati positivi. La sperimentazione nel settore vada avanti e ci offra termini di stimolo positivo al dibattito politico-culturale, perchè, di sicuro, vogliamo difendere la nostra cultura e le nostre colture, ma non vogliamo frenare i fermenti positivi e fecondi del progresso”.

Per quanto riguarda la pesca il ministro delle Politiche agricole ricorda che il settore “rappresenta una delle risorse principali e il comparto richiede una cura costante e attenta. Il contesto in cui si muove il settore è comunitario, essendo oggetto di una Politica Comune e di una riforma che avrà  inizio nel secondo semestre di quest’anno sulla base delle proposte formulate dalla Commissione. Per quanto reso noto fino ad ora da parte della Commissione, la riforma ridefinirà  gli obiettivi della sostenibilità  ecologica, economica e sociale garantendo il recupero degli stock e la protezione degli ambienti ed introducendo tra l’altro strumenti di gestione e conservazione delle risorse non sempre sperimentati da tutti gli stati membri”. La legge comunitaria 2009 (art.28), ha delegato il governo ad adottare un unico testo normativo, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa nazionale in materia di pesca e di acquacoltura anche al fine di dare completa attuazione agli obiettivi previsti dal fondo europeo per la pesca e alle azioni per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata. “I criteri direttivi indicati dalla norma attengono, in particolare, il ricambio generazionale e la valorizzazione del ruolo multifunzionale delle imprese di pesca e dell’acquacoltura; l’individuazione di fonti alternative di reddito nell’ottica dello sviluppo sostenibile del settore e della gestione razionale delle risorse biologiche del mare, nonchè l’incentivazione della multifunzionalità  delle imprese”.

Sugli accordi internazionali, Romano ricorda che sono due quelli di cui tenere conto: i negoziati a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio; e i negoziati bilaterali UE-Mercosur. “Per quanto riguarda i primi, l’Italia, in piena sintonia con la Commissione Europea ha interesse all’adozione di un sistema multilaterale per la tutela delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli, che permetta di proteggere in maniera generalizzata tutte quelle europee. Per quanto riguarda i negoziati con il Mercosur e i Paesi del Mediterraneo l’interesse nazionale del nostro Paese è assicurare la piena reciprocità  in tema di tracciabilità , di sicurezza e salubrità , regole cui già  soggiacciono gli agricoltori europei con costi ben maggiori rispetto ai Paesi sudamericani”.

Poi “terra ai giovani”. “Fin dal mio insediamento ho coltivato l’idea di assumere delle iniziative normative e politiche per riportare i giovani alla terra in un contesto di redditività , di sostenibilità  e di innovazione. Con il Ministro Tremonti abbiamo già  avviato un confronto in modo da effettuare una ricognizione preventiva delle terre demaniali coltivabili che potrebbero esser affidate in gestione pluriennale ai giovani, anche costituiti in cooperative, per il loro sfruttamento e con le garanzie che una parte delle produzione sia acquistata dallo Stato. Naturalmente stiamo effettuando le necessarie verifiche ordinamentali per vedere come coordinare al meglio tale iniziativa con il federalismo regionale”.

Per quanto riguarda gli Enti vigilati, Romano considera la possibilità  di valutare eventuali fusioni tra enti che svolgono funzioni contermini. “Penso ad Agea e Agecontrol, a Unire e Unirelab, a Buonitalia e Isa. Valuterò la possibilità  di sciogliere qualcuno di tali enti, ritenendo raggiunto o non più raggiungibile lo scopo per il quale era stato istituito”. Il principio deve essere quello “della effettività , secondo il quale un ente ha ragione di esistere se ha le risorse per perseguire i suoi scopi, e non per pagare solo gli stipendi, e se il risultato che persegue genera valore aggiunto al settore di riferimento”.

Poi il Piano per il Sud: Il Governo, nel Consiglio dei Ministri del 13 aprile 2011, ha approvato il Documento di Economia e Finanza Pubblica che nel sostituire il DPEF, ne assorbe i contenuti e che contiene il PNR al cui interno vi sono le azioni nazionali per il Sud. “È ben noto come l’agricoltura viva di acqua e come spesso le nostre terre al Sud ne siano carenti, ovvero come le reti esistenti non riescano ad assicurare un’addizione adeguata e sufficiente. Intendo favorire il rafforzamento di queste azioni, proprie delle competenze ministeriali, previa una ricognizione degli effettivi bisogni, sia per eliminare sprechi e malversazioni, sia per assicurare l’esercizio delle funzioni proprie dello Stato in questo settore”. Risorse economiche insufficienti, fabbisogni crescenti, innovazioni tecnologiche costose rappresentano un contesto con quale ci confrontiamo quotidianamente. “Tuttavia sono impegnato nel recuperare almeno le risorse finanziarie destinate al settore agricolo attraverso il reintegro dei fondi FAS assegnati e che sono stati utilizzati per far fronte alle varie emergenze e calamità  che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni. Si tratta di 750 milioni di Euro che costituiscono la dote, se cosଠsi può dire, del nostro settore e per il recupero dei quali intendo profondere ogni sforzo”.
(Edoardo Spera) 19 apr 2011 17:49