La muta invasione

OGM no grazieOGM. Una parola che, solo a sentirla nominare, fa rabbrividire non pochi italiani.  Un dibattito, quello sugli organismi geneticamente modificati, aperto in tutto il globo ma che nel Bel Paese risulta quanto mai ostico e polemico.  Sarà  per la nostra celeberrima e quanto mai rispettata tradizione culinaria o semplicemente per l’amore con cui ci volgiamo ad essa, ma in Italia è quasi, e sottolineo quasi, una voce univoca quella che rinnega l’alterazione genetica degli alimenti e, dunque, procedendo per analogia, di noi stessi. Eppure non ci accorgiamo che questo nuovo mostro, l’alimento OGM, dilaga e si intesse, di giorno in giorno,  nei nostri terreni, nelle nostre tavole, nel nostro organismo.

Basterebbe, infatti, pensare a come il mais e la soia, due coltivazioni che più di tutte hanno visto l’utilizzo di tecniche di ricombinazione genetica, siano degli abituè nei prodotti alimentari-industriali che consumiamo. La lecitina di soia, che certamente non produciamo nei nostri terreni, ad esempio, non solo è onnipresente in moltissimi cibi industriali, ma viene anche usata come mangime in alcuni allevamenti, specialmente bovini. E che dire del mais, se non che è uno dei dolcificanti più usati al mondo?

Questi sono certamente due esempi quantomai inflazionati ma, tuttavia, incarnano pienamente la natura maligna e beffarda degli OGM, o meglio delle aziende che li producono e degli interessi che vi si celano dietro: sono posti al banco degli imputati quando in realtà  detengono già  il potere.

Una verità , questa, dura e quantomai inquietante. In una bellissima intervista Marcello Buiatti, professore ordinario di genetica all’Università  di Firenze, sottolinea, inoltre, come, nonostante il pretesto del profitto economico sia uno dei principali argomenti a favore degli OGM, esso non sia che un vero e proprio caso di disinformazione e di polarizzazione della realtà .  L’eventuale vantaggio economico, infatti, si potrebbe avere solo per la resistenza a diserbanti, poichè abbasserebbe il costo di mano d’opera ma soprattutto in aziende dimensionate dai 10mila ai 100mila ettari. In Italia, dove vi è una grande prevalenza di aziende molto piccole,  tale vantaggio non esiste, e, nel complesso, gli OGM porterebbero solo ad un aumento dei costi.