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India, epidemia di suicidi tra agricoltori A rovinarli sono gli Ogm e i debiti

India, epidemia di suicidi tra agricoltori A rovinarli sono gli Ogm e i debiti

Negli ultimi dieci anni sono stati duecentomila a togliersi la vita. Tra le cause anche i cambiamenti climatici e la siccità  che alterano l’andamento dei raccolti. Sono oltre 600 milioni i poveri, anche se ci sono più miliardari che in Gran Bretagna. Oxfam è tra le ong che operano in questo ambito

di EMANUELA STELLA

ROMA – Sono duecentomila gli agricoltori che si sono suicidati in India negli ultimi dieci anni: colpa del cambiamento climatico, che nel subcontinente conosce una sorta di drammatica “prova generale”, di una siccità  durata dieci anni, ma anche della diffusione a tappeto degli ogm. La cifra, che lascia sgomenti, è una estrapolazione dei dati ufficiali, ma secondo il giornalista Palagummi Sainath, che si occupa da anni di temi della povertà ,  il fenomeno ha assunto le dimensioni di una vera epidemia, e il numero degli agricoltori che decidono di concludere tragicamente la propria vita (spesso ingerendo pesticidi, una fine orribile) è molto superiore: talvolta ad uccidersi sono diversi membri della stessa famiglia.

Gli strozzini e i 600 milioni di poveri.
“L’India rurale si dibatte nella morsa della miseria – ha detto all'”Independent” – Un tempo i contadini riuscivano a mandare i figli all’università , oggi non possono nemmeno far loro frequentare la scuola. E anche se qui ci sono più miliardari che in Gran Bretagna, abbiamo 600 milioni di poveri”. L’indebitamento con gli strozzini e la perdita del raccolto sono le motivazioni più frequentemente addotte dalle famiglie dei suicidi; ma le cause dell’impoverimento sono molteplici. Circa la metà  dei casi si sono registrati nei cinque stati della fascia cotoniera dell’India centrale (Maharashtra, Karnataka, Andhra Pradesh, Madhya Pradesh e Chhattisgarh), dove il prezzo della produzione, in termini

reali, è un dodicesimo di quello che era 30 anni fa.  La maglia nera dei suicidi spetta al Maharashtra, lo stato di Mumbai, capitale economica dell’India e simbolo del riscatto del paese.

Vandana Shiva.
Secondo la scienziata ambientalista Vandana Shiva il fenomeno ha avuto inizio nel 1997, quando il governo indiano ha eliminato i sussidi alla coltivazione del cotone, e contemporaneamente sono state introdotte su larga scala semenze geneticamente modificate. La Shiva punta il dito contro la Monsanto, il colosso dell’agricoltura biotecnologia, che ha reso i produttori dipendenti da pesticidi e fertilizzanti chimici. Anche Carlo d’Inghilterra ha mosso la stessa accusa e ha creato tre anni fa la fondazione benefica Bhumi Vardaan, che mira ad assistere gli agricoltori aiutandoli a ripudiare le biotecnologie. La Monsanto respinge le critiche, addebitando solo ai cambiamenti climatici i danni alle coltivazioni.

Le accuse alla Monsanto. Ma secondo gli ambientalisti il cotone bt della Monsanto, modificato con il gene del Bacillus Thuringensis per renderlo resistente ai parassiti, non ha funzionato. La pianta non resiste agli attacchi dei più comuni parassiti e richiede dosi massicce di pesticidi. La qualità  della fibra di cotone prodotta dalle piante transgeniche è scadente, e questo  fa crollare il suo valore di mercato. Lo stato di Andhra Pradesh, che da solo produce più del 62% del  cotone dell’India, ha vietato alla Monsanto di promuovere e commercializzare le sue varietà  di cotone bt e di compiere sperimentazioni in campo aperto sul proprio territorio, chiedendole di risarcire gli agricoltori: ma la multinazionale biotecnologica si è rifiutata di farlo.

Cresce la coltivazione ogm. I prodotti biotech sono diffusi soprattutto nei paesi poveri o in via di sviluppo, nei quali la coltivazione di ogm è cresciuta nel 2010 del 48%. Gli stati maggiormente disposti a investire in questo tipo di agricoltura tecnologica sono Cina, India, Brasile, Argentina, Sudafrica. In India il cotone transgenico viene coltivato su 9,4 milioni di ettari, con un continuo incremento negli ultimi 10 anni.

20 milioni di poveri in più. Secondo il Programma alimentare mondiale, altre 20 milioni di persone sono andate a ingrossare le file della povertà  in India, nello scorso decennio, e metà  dei bambini del paese sono sottopeso. Ma il punto, drammaticamente, non è solo come nutrire questi poveri, bensଠcome alimentare l’intero subcontinente, che si trova oggi privato della sua base agricola. E la questione travalica i confini dell’India: basta il timore di una scarsità  di piogge o di un cattivo raccolto a far impennare i prezzi dei generi alimentari in tutto il mondo, come è accaduto la scorsa primavera.  Senza contare che se l’economia indiana cresce al  ritmo del 9 per cento, l’inflazione innescata dai prezzi dei generi alimentari viaggia tra il 16 e il 18 per cento.

Suicidi stagionali. Nelle regioni della fascia cotoniera si vedono interi villaggi fantasma, abbandonati dalla popolazione che migra verso i centri urbani alla ricerca di lavoro e di cibo: e tra questo esercito di miserabili ha facile presa la dipendenza da alcool e da eroina, un fenomeno drammaticamente in aumento. Significativo il fatto, scrive il giornale on line Indika 1, che i coltivatori indiani non si tolgano la vita in modo uniforme durante l’anno, ma in  periodi legati all’andamento della produzione agricola. Il primo picco è tra gennaio e febbraio, quando cercano di vendere i raccolti e si rendono conto che i prezzi di mercato sono calati, oppure che la produzione è scesa, per cui quello che guadagnano non basta a pagare i debiti (e gli interessi a tassi da usura) contratti l’anno prima.

Ci si uccide con gli antiparassitari. La seconda ondata di suicidi avviene tra aprile e maggio, nel periodo in cui servono soldi per acquistare sementi e attrezzature, e per pagare affitti; infine l’ultimo picco si concentra tra settembre e ottobre, quando le piante sono cresciute e i contadini si riforniscono di pesticidi per preservare i raccolti dalle aggressioni degli insetti, finendo poi per  togliersi la vita usando gli stessi antiparassitari come veleno. Contro questo stato di cose, in India Oxfam 2 opera di concerto con Cecoedecon, una ong che lavora nelle comunità  agricole per aiutarle a far fronte all’impatto del cambiamento climatico e alle catastrofi naturali (oltre a quelle causate dall’uomo).

Paolo