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Il tasso di degrado ambientale mette a rischio la vita sulla Terra

Il tasso di degrado ambientale mette a rischio la vita sulla Terra

Degrado ambientale: due nuovi studi affermano che stiamo erodendo i nostri sistemi di supporto vitale ad un ritmo mai visto negli ultimi 10.000 anni. I ricercatori dicono che il degrado ambientale è al culmine e già quattro dei nove processi necessari a garantire la vita sulla Terra, hanno superato i livelli di sicurezza.

Degrado ambientale in 9 punti - Planetary boundaries

Gli esseri umani stanno "erodendo i sistemi di supporto vitale" ad un tasso mai visto negli ultimi 10.000 anni, degradando eco-sistemi terrestri e d'acqua dolce, emettendo quantità eccessive di gas serra e rilasciando grandi quantità di prodotti chimici agricoli nell'ambiente, conferma lo studio.

Due importanti nuovi studi da parte di un team internazionale di ricercatori hanno individuato i fattori chiave che assicurano un pianeta vivibile per l'uomo, con risultati solidi e di lungo periodo.

In tutto il mondo, di nove processi che sono alla base della vita sulla Terra, quattro hanno ormai superato i livelli di "sicurezza"

– cambiamento climatico causato dall'uomo,

– perdita di integrità della biosfera,

– cambiamento del sistema terra nel suo complesso 

– alto livello di fosforo e azoto che riscontrato negli oceani a causa di uso eccessivo di fertilizzanti e diserbanti

I ricercatori hanno dedicato cinque anni ad identificare le componenti fondamentali di un pianeta adatto alla vita umana, utilizzando uno schema di medio-lungo termine per ciascuna misura al fine di ottenere una solida base di dati per l'analisi dei risultati.

Grazie a questo studio, si è scoperto che i cambiamenti degli ultimi 60 anni sono senza precedenti negli ultimi 10 mila anni, periodo in cui il pianeta ha avuto un clima relativamente stabile e la civiltà umana è avanzata significativamente.

I livelli di anidride carbonica, a 395,5 parti per milione, sono ai massimi storici, inoltre la perdita di integrità della biosfera si traduce in specie in via di estinzione ad una velocità più di 100 volte più veloce rispetto alla fisiologia di tali eventi.

Dal 1950 le popolazioni urbane sono aumentate di sette volte, il consumo di energia primaria è salito di un fattore cinque, mentre la quantità di fertilizzanti e diserbanti utilizzata è, oggi, otto volte superiore. La quantità di azoto che viene immessa negli oceani è quadruplicata.

Secondo gli scienziati, tutti questi cambiamenti stanno portando la Terra in un "nuovo stato" che sta diventando progressivamente sempre meno ospitale per la vita umana.

"Questi indicatori sono in crescita dal 1950 e non vi sono segni di rallentamento", ha dichiarato il Prof. Will Steffen della Australian National University e la Resilience di Stoccolma. Steffen è l'artefica principale di entrambi gli studi.

"Quando i sistemi economici sono esplosi, c'è stato un massiccio aumento nel consumo delle risorse e dell'inquinamento. Si è pensato che questi effetti potessero essere limitati ad aree locali e regionali, ma purtroppo stiamo verificando che l'impatto è su scala globale. Va detto con chiarezza che questi cambiamenti sono frutto dell'attività umana, non una variabilità naturale"

Secondo Steffen l'influenza umana sta contribuendo ad una perdita di impollinazione, interruzione della fornitura di nutrienti e di acqua fresca.

Lo sfruttamento eccessivo, i cambiamenti indotti dall'uomo anche attraverso l'uso intensivo delle risorse (come ad esempio la pesca eccessiva) rappresentano una gravissima ipoteca sul futuro. "Questo impatto diretto sulla terra è il fattore più importante in questo momento, anche più di cambiamento climatico." continua Steffen

Secondo la ricerca, vi sono grandi variazioni nelle condizioni in tutto il mondo. Ad esempio, il disboscamento è concentrato nelle zone tropicali, come l'Indonesia e l'Amazzonia, con l'eccezione di alcune parti d'Europa. Ma il quadro generale è quello di deterioramento a un ritmo rapido, insostenibile.

"Si può affermare, con sufficiente sicurezza, che non abbiamo mai visto in passato condizioni simili a quelle che vediamo oggi e vi è una forte evidenza che vi sono punti di non ritorno non dobbiamo assolutamente", ha dichiarato Steffen.

"Se la Terra sta passando ad uno status più caldo di 5/6°, dovremo abituarci a non avere più le calotte di ghiaccio e questo non sarà un bene per i grandi mammiferi, uomo compreso. Giustamente si afferma che la Terra è solida ed infatti essa, a differenza nostra, può sopravvivere anche senza di noi!"

"Alcuni sostengono che saremo in grado di adattarci grazie alla evoluzione, ma si tratta di credenze, non basate sui fatti. Non c'è evidenza convincente infatti che un grande mammifero, con una temperatura corporea di 37 ° C, potrà evolversi così rapidamente. Gli insetti possono farlo, ma gli esseri umani no, e questo è un problema"

Steffen afferma che la ricerca ha dimostrato come il sistema economico sia "fondamentalmente viziato", e come ignori l'influenza che sta avendo sui sistemi di supporto alla vita umana ed animale.

"E evidente che il sistema economico ci stia portando verso un futuro insostenibile e la generazione di mia figlia troverà sempre più difficile sopravvivere", prosegue. "La storia ci ha dimostrato che le civiltà si sono evolute, accresciute, sono poi rimaste attaccate ai loro valori ed usi fondamentali ed infine crollate per l'incapacità di cambiare. Ecco dove siamo oggi"

I due studi, pubblicati su Science e Antropocene Review, realizzati grazie al lavoro di scienziati provenienti da numerosi paesi tra cui Stati Uniti, Svezia, Germania ed India. I risultati saranno presentati in sette seminari al World Economic Forum di Davos, che si svolgerà tra il 21 e il 25 gennaio.

andrea