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Gli Ogm e il lessico della legalità 

Gli Ogm e il lessico della legalità 

BRUXELLES. Vorrei fare alcune considerazioni sull’articolo pubblicato sul Corriere di ieri “L’Ideologia a tavola”a firma di Dario Di Vico. In primo luogo, dubito fortemente che l’Italia possa uscire dalla crisi e favorire il rilancio della sua industria alimentare se ci mettiamo anche noi a produrre “Parmesan” al posto del nostro Parmigiano o se pensiamo di competere attraverso prodotti OGM (che a oggi sono soprattutto mais, soya, colza) con paesi produttori che hanno ben altri territori e strutture industriali rispetto alla nostra ed esportano basandosi sulla quantità  e non certo sulla qualità .

Proprio il fatto che i nostri prodotti migliori siano oggetto di tante imitazioni da parte di altri paesi, dovrebbe indurci a continuare a fare bene ciò che sappiamo fare bene. Inoltre, mi pare un salto logico veramente ardito quello di dedurre da questa situazione che le nostre imprese agroalimentari sarebbero avvantaggiate dall’introduzione indiscriminata degli OGM. Non è vero.

Anche se gli OGM fossero davvero innocui (e non lo sappiamo), mi sembrerebbe molto più saggio puntare sulla qualità  e la diversità  della nostra produzione agricola, spingere sulla filiera davvero promettente del biologico e del rapporto sempre più diretto fra produttore e consumatore (anche al fine di assicurare un reddito rècente agli operatori e il mantenimento del paesaggio agricolo), scommettere su industrie di trasformazione che fanno appunto della qualità  e della specialità  il loro cavallo di battaglia.

Anche questa strategia ha bisogno di forti investimenti, di ricerca, di volontà  di migliorare. Penso sia sbagliato sostenere che chi vuole gli OGM sia per il progresso e chi non li vuole pretenda il ritorno all’aratro. L’ideologia non c’entra nulla, anzi mi pare che chi oggi sia a favore degli OGM sia molto più idèologico di chi si oppone.

E non è un caso che la strategia dei pro-OGM, che non riescono a convincere i consumatori a mangiarseli, sia oggi quella della contaminazione forzata e della non trasparenza: si è mai chiesto perchè, se davvero non c’è nessun problema nella presenza di Ogm in un prodotto, le industrie biotecnologie spendono milioni di euro per fare approvare norme che permettano di eludere gli obblighi di informazione dei consumatori?

Un’ultima considerazione sulle”volanti verdi”: chi è che davvero “dimentica il lessico della legalità “? Chi cerca di porre fine ad un’azione illegale in modo pacifico e in assenza di azione da parte della autorità  preposte o chi subdolamente introduce nel nostro Paese colture non permesse, esponendone altre al rischio di contaminazione? Anche questo, è un atteggiamento ideologico. Qui chi ha un problema di legalità  non sono certo i ragazzi che vanno a strappare piante contaminate che se si lasciano li renderebbero molto difficile la bonifica, ma coloro che sapendo benissimo di violare le leggi vogliono porre tutti di fronte al fatto compiuto che, volenti o nolenti, l’Italia non deve più essere OGM free.

Monica Frassoni
Presidente Partito Verde Europeo

Paolo