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DOLLY FINISCE NEL PIATTO: CARNE CLONATA IN EUROPA

DOLLY FINISCE NEL PIATTO: CARNE CLONATA IN EUROPA

BRUXELLES – La carne clonata a tavola? Potrebbe succedere presto, dopo il fallimento tra il consiglio dei ministri della Ue e il Parlamento europeo, chiamati a decidere se agevolare l’arrivo sulla tavola degli europei della ‘Pecora Dolly’ e in generale dei cibi provenienti da animali clonati.
Senza un accordo definitivo entro domani decade la proposta sul tavolo per garantire il diritto di scelta dei consumatori. «Fino all’ultimo abbiamo cercato un compromesso , ma non si può chiedere al Parlamento europeo di tradire i diritti dei consumatori», ha commentato al termine del negoziato il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella (SD), responsabile per la conciliazione. In assenza di un accordo – aveva già  messo in guardia Pittella – «l’intera procedura ‘Novel foods’ per regolamentare in Europa i nuovi alimenti (di cui la clonazione è un elemento cruciale, ndr) verrebbe azzerata. Per avere un nuovo testo bisognerebbe attendere almeno 3 anni, lasciando gli operatori del settore e i consumatori senza una legislazione chiara in materia».
Sulla stessa linea del Parlamento europeo è l’Ufficio europeo dell’unione dei consumatori (Beuc) secondo cui, in caso di fallimento della trattativa tra Parlamento europeo e Consiglio dei ministri dell’Ue, in gioco non c’è solo la clonazione, ma anche il miglioramento delle procedure di autorizzazione per gli alimenti importati dai Paesi terzi e le regole sulle nano tecnologie. Nel pomeriggio, i negoziatori illustreranno ai cronisti le rispettive ragioni del mancato accordo e la Commissione europea le conseguenze.

DALLI: MANGEREI CARNE CLONATA «Bisogna ammettere che è fallito il negoziato europeo per regolamentare la clonazione nel settore alimentare. Io comunque mangerei senza difficoltà  carne bovina clonata in quanto non c’è differenza da quella tradizionale». Lo assicura il commissario europeo alla salute John Dalli, commentando con i cronisti, oggi a Bruxelles, il mancato accordo dell’ultima chance, tra il Consiglio dei ministri dell’Ue ed il Parlamento europeo – la Commissione ha fatto da mediatore – chiamati a decidere se agevolare o meno i discendenti della ‘Pecora Dolly’ e in generale l’arrivo dei cibi provenienti da animali clonati, sul tavolo degli europei. Senza un accordo definitivo da parte dell’Ue, si azzera la proposta sul tavolo per regolamentare la clonazione alimentare e si potrà  continuare ad importare carne bovina dai partner mondiali senza controlli. Attualmente l’Ue ne importa 300mila tonnellate che rappresentano meno del 5% della produzione europea, pari a 8 milioni di tonnellate. Se la proposta fosse stata accolta – spiega Dalli – sarebbe stata introdotta l’etichettatura sulle carni bovine fresche provenienti da animali clonati, compresa la prima generazione, sia per quelli allevati nell’Ue, sia importati da Paesi terzi. Insomma «un risultato deludente» – sottolinea il commissario alla salute – in quanto insieme alle regole legate alla clonazione, vengono azzerate anche le misure per rafforzare l’informazione dei consumatori: ad esempio, sia l’etichettatura sui nuovi prodotti (Novel Foods) importati, sia quella sugli integratori alimentari dove sono presenti nanotecnologie.

INRAN: NESSUN ALLARME «Dal punto di vista nutrizionale non c’è nessuna differenza tra un animale clonato e un suo progenitore; l’organismo umano è in grado di digerire una eventuale bistecca da esemplari clonati, perchè non ci sono differenze nè nutrizionali nè di sicurezza alimentare. Nessun allarme quindi». Lo ha detto la ricercatrice dell’area Scienze delle nutrizione Inran, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, Giuditta Perozzi, dopo il fallimento del negoziato a Bruxelles sullo stop agli animali clonati. Sul mancato accordo, ha aggiunto la ricercatrice, «bisogna distinguere i piani della politica, da quelli economici, e conoscere le motivazioni che saranno precisate nel pomeriggio. Ma dal punto di vista nutrizionale un animale clonato non ha nulla di diverso dal suo genitore. Mentre per gli Ogm (Organismi geneticamente modificati) si può obiettare che appunto ci sia stata manipolazione perchè gli esemplari Ogm hanno avuto un gene in più». La clonazione, ha aggiunto, «è una tecnica in costante aggiornamento e se riserve ci devono essere, il problema può essere dal punto di vista del benessere animale. Va poi affrontata la questione delle eventuali allergie, ma anche qui è una scelta. Se il kiwi – ha osservato infine Perozzi – avesse avuto gli stessi controlli a cui sono sottoposti gli animali clonati non sarebbe mai entrato nel mercato Ue in quanto troppo ricco di allergeni».

COLDIRETTI: 77% CONTRARIO Il 77 per cento dei cittadini europei ritiene che la clonazione animale per fini alimentari sia innaturale. È quanto afferma Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, nel sottolineare il rischio che il mancato accordo tra Parlamento e Consiglio Europeo porti i discendenti della pecora Dolly sulle tavole dell’Unione europea. L’opposizione alla clonazione a fini alimentari è alta in Italia – sottolinea Coldiretti -, con il 61 per cento che non la ritiene sicura per le future generazioni, il 62 per cento che pensa non faccia bene alla salute e il 68 per cento che sia innaturale. È quindi importante – precisa Coldiretti – la decisione del Parlamento Europeo, con a capo delegazione l’italiano Gianni Pittella, di non accogliere la proposta della Consiglio che prevedeva di fatto il via libera ai prodotti ottenuti dalla progenie e discendenza degli animali clonati senza peraltro alcuna etichettatura. Spetta adesso alla Commissione – prosegue Coldiretti – prevedere regole chiare che vietino tali prodotti nell’Unione Europea e stabiliscano norme chiare e trasparenti di etichettatura. Allo stato attuale – precisa Coldiretti – non esistono norme sulle importazioni che impongano di etichettare un alimento come derivato da progenie di animali clonati.

CIA: PREOCCUPA MANCANZA DI LEGGI «Il fallimento del negoziato tra Consiglio dei ministri Ue e Parlamento europeo per lo stop agli animali clonati desta non poche preoccupazioni. Il mancato compromesso lascia i consumatori e gli operatori del settore senza una chiara legislazione in materia, con il rischio che sulle tavole di tutta Europa possano giungere carni, latte e formaggi da animali modificati geneticamente». È quanto sottolineato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi. «Ora -rimarca Politi- si dovrà  ricominciare tutto daccapo, con una nuova proposta legislativa; ma nel frattempo la commercializzazione dei prodotti alimentari da animali clonati o dalla loro discendenza non è sottoposta ad alcuna regolamentazione. Siamo, quindi, d’accordo su quanto affermato dal vicepresidente dell’Europarlamento e presidente del Comitato di conciliazione Gianni Pittella per il quale è irrinunciabile garantire la libertà  di scegliere per i consumatori e un approccio precauzionale per la tutela della salute, visto che restano ancora molte incertezze scientifiche sulle conseguenze della clonazione negli organismi. Non solo. I produttori agricoli si troveranno ad operare in un contesto privo delle necessarie certezze». «Da parte nostra – aggiunge il presidente della Cia – ribadiamo il nostro netto dissenso alla clonazione sia sotto il profilo della sicurezza alimentare che sotto l’aspetto etico. Su una questione tanto delicata e complessa c’è bisogno di una più attenta riflessione, di un dibattito che non può essere condizionato da interessi economici, ma deve avere come obiettivo solo la salute e la sicurezza dei cittadini, garantendo nello stesso tempo i produttori. D’altra parte, su questi temi e sugli stessi Ogm la stragrande maggioranza dei cittadini italiani ed europei ha espresso netto dissenso».

Paolo