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Dalla diossina agli Ogm e al Roundup: Monsanto, la storia della multinazionale che “vi vuole bene”

Dalla diossina agli Ogm e al Roundup: Monsanto, la storia della multinazionale che “vi vuole bene”

La copertina del libro e l'autrice, Marie-Monique Robin

La copertina del libro e l’autrice, Marie-Monique Robin

Dalla diossina agli Ogm e al Roundup: Monsanto, la storia della multinazionale che “vi vuole bene”

di Antonella Loi
Lo scopo della Monsanto oggi? “Impossessarsi di tutte le sementi del mondo”, per creare un pericoloso e redditizio imperialismo economico. E farlo ad ogni costo: salute umana, tanto per cominciare, ma anche biodiversità  e ambiente. Un elenco di documenti e informazioni on line lungo 7 milioni di voci, centinaia di pagine per parlare del Pcb alla diossina, degli organismi geneticamente modificati che vanno a sostituirsi alle colture tradizionali, degli ormoni transgenici usati negli allevamenti intensivi. Fino ad una vastissima gamma di agenti chimici tra diserbanti e pesticidi – il più diffuso è il Roundup – che nel silenzio di governi e normative compiacenti, vengono usati massivamente nei nostri campi e per tenere libere da erbacce le nostre strade. Una mole di dati da cui è partita Marie Monique Robin, giornalista, scrittrice e regista, nel suo Il mondo secondo Monsanto (Arianna editrice, 2010, 18,60 euro) un saggio che, come rivela lo stesso sottotitolo, è un viaggio “dalla diossina agli Ogm”, attraverso “la storia di una multinazionale che ti vuole bene”. Bene quanto?
In una recente intervista l’autrice, già  impegnata in documentari e libri inchiesta, ha spiegato il suo interesse verso la multinazionale delle biotecnologie con l’esigenza di capire, attraverso la sua storia – spesso fatta di bugie ed omissioni, come l’autrice documenta ampiamente – “se il suo passato (della Monsanto ndr) potesse portare luce sul presente”. Come è stato possibile, in sostanza, che la multinazionale nata a Saint Louis nell’Illinois nel lontano 1901, sia diventata leader assoluta e incontrastata “proponendosi al pubblico come risolutrice dei problemi della fame nel mondo e come produttrice di organismi geneticamente modificati che non presentano alcun rischio per la salute umana”?. La domanda è: alla luce della sua storia industriale, “si può credere alla Monsanto quanto si presenta in questo modo?”.
Attraverso la testimonianza delle vittime, di medici, scienziati e una lunghissima sequela di documenti la Robin dimostra che credere alla Monsanto è più o meno come credere a Babbo Natale: “L’uso dell’agente orange durante la guerra del Vietnam – scrive la giornalista -, fatto di un cocktail di pesticidi prodotti dalla Monsanto, ha provocato conseguenze terribili. Tutti sapevano della sua tossicità  ma lo usarono ugualmente”. Ma c’è di più: in quell’occasione vennero alterati gli studi fatti per nascondere la relazione tra diossina e cancro. E il modus operandi di Monsanto non è cambiato molto negli ultimi decenni: ogni volta che scienziati indipendenti cercano di condurre studi sugli Ogm questi “sono costretti a fermarsi per le troppe pressioni o, addirittura, perchè licenziati”.
Oggi la multinazionale, leader mondiale nel settore delle biotecnologie, ha la strada spianata verso la conquista quasi totale del mercato degli Ogm: attualmente possiede il 90 per cento degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo, il 70 per cento dei quali resistenti al Roundup, un erbicida a base di glifosate venduto attraverso contratti capestro insieme alle sementi che ne sono immuni.
Sugli effetti del Roundup sulla salute umana e sull’ambiente, in particolare quello acquatico, c’è più di un dubbio, nonostante i continui proclami della casa produttrice sulla assoluta biodegradabilità  del prodotto e la quanto meno sospetta mancanza di studi specifici. “La Monsanto è finita diverse volte in tribunale e in due casi – scrive la Robin nel suo libro – è stata condannata per pubblicità  ingannevole proprio sulla biodegradabilità  del diserbante. Questo è avvenuto a New York e più recentemente in Francia”. I documenti consultabili su Internet mettono in luce le zone d’ombra del Roundup e gli effetti visibili prodotti nei campi di colza e soia dove viene impiegato. Le stesse soia e colza di cui anche noi ci cibiamo ogni giorno e che presenta – dati alla mano – tracce del composto chimico alla base del Roundup, il glifosate.
Senza dimenticare che dietro questo “sistema” c’è anche altro: è ormai realtà  in molte aree geografiche (Stati Uniti, Canada, Argentina, ma anche Cina, India e altri Stati asiatici) la scomparsa della biodiversità  e della selezione genetica delle colture, risultato di secoli di sperimentazione da parte dei contadini, per far posto a specie transgeniche controllate attraverso il sistema dei brevetti dalla Monsanto. Un aspetto questo che porta con sè conseguenze spesso devastanti, soprattutto nel tessuto economico e sociale di Stati incapaci di proteggersi dalla dipendenza alimentare controllata dalla Monsanto.
Paolo