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Coltivazione ogm: la paura tutta italiana di dire semplicemente “No”

Coltivazione ogm: la paura tutta italiana di dire semplicemente “No”

Masini (Coldiretti): «l’ex ministro Zaia poteva comunicare all’Ue che l’Italia voleva essere un Paese ogm free. Poteva farlo ma non lo ha fatto, cosଠcome nuovi assessori all’agricoltura di regioni da sempre contrarie come la Toscana non hanno ribadito in maniera forte la volontà  di rimanere su quella strada e non hanno assunto impegni a sostenere questa posizione»

Lucia Venturi

GROSSETO. La legge «va rispettata» e «tra le norme da rispettare c’è anche quella dell’Ue che impone alle Regioni di presentare piani di coesistenza tra le colture Ogm e non Ogm». Con queste parole il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan è di nuovo intervenuto sulla vicenda delle coltivazioni Ogm confermando anche che saranno disponibili a giorni «i risultati delle analisi relative alla presenza o meno di ogm nei terreni di Giorgio Fidenato (l’agricoltore friulano che aveva piantato semi di mai transgenico senza attendere le necessarie autorizzazioni, ndr) e in quelli confinanti».

L’esortazione alle regioni da parte del ministro dell’agricoltura viene dopo il richiamo che sempre il ministro Galan aveva fatto qualche giorno fa, a lavorare sulle linee guida per la coesistenza e la risposta da parte delle regioni è stata l’annuncio di una riunione che ci sarà  il prossimo 14 settembre per rimettere di nuovo mano alla bozza di documento da presentare ad una prossima riunione della Conferenza Stato regioni.

«Di bozze sino ad ora ne sono state presentate diverse e tutte respinte dall’organismo di rappresentanza delle regioni. L’ultima proprio alla fine del mese scorso. Tutte bozze rigorose sulle procedure di coltivazione ma su cui permangono lacune non sormontabili per la mancanza della valutazione di alcuni aspetti fondamentali» ci ha detto al telefono il responsabile nazionale Ambiente di Coldiretti, Stefano Masini

E quali sono questi aspetti dimenticati?

«Sono essenzialmente tre su cui il coordinatore degli assessorati ambiente della scorsa legislatura , l’assessore calabrese Silvio Greco, aveva richiamato l’attenzione dei colleghi all’agricoltura. Il primo riguarda la mancanza di qualsiasi capitolo che disciplini il rapporto che potrebbe sussistere tra le coltivazioni Ogm e la fauna selvatica, in particolare insetti e volatili. Senza sapere quindi nulla riguardo alla possibilità  di impollinazioni in territori remoti da parte di queste specie, che per loro natura si muovono anche a lunghe distanze. Il secondo aspetto è che si tiene in considerazione il fatto che l’impollinazione possa realizzarsi tra specie simili ma non che questo possa avvenire anche in zone caratterizzate da profili di tutela. Ovvero che si possano verificare contaminazioni con specie protette dal punto i vista commerciale come le Dop o gli Igp ecc. Infine non si tiene minimamente in conto degli aspetti legati all’importanza della tutela della biodiversità ».

Viene da pensare che se questi aspetti venissero valutati emergerebbe l’impossibilità  di procedure a coltivazioni in coesistenza, è per questo che non vengono considerati?

«Esattamente, il loro approfondimento dimostrerebbe in maniera tangibile l’impossibilità  della coesistenza tra coltivazioni ogm e non. A parte il fatto che già  non vi sarebbe la sostenibilità  economica se davvero si dovessero attuare i piani amministrativi previsti, che prevedono anche la realizzazione di un fondo per risarcire eventuali danni».

Ma allora come si può uscire da questa situazione, in cui il ministro chiede i piani per ottemperare a quanto richiesta dall’Unione europea e l’impossibilità  di redigerli?

«Ma non è obbligatorio farli. L’Unione europea ha lasciato liberi gli stati membri di decidere se voglio o meno coltivare Ogm. Basterebbe che l’Italia decidesse cosa vuole fare, se dichiarare di volere essere Ogm free e quindi tutelare le proprie coltivazioni di qualità  oppure scegliere di essere un territorio contaminato e quindi andare a normare la coesistenza, che ripeto, è impossibile da attuare sia dal punto di vista amministrativo sia economico che ambientale».

Ma scusi se sono ormai 11 le regioni più una provincia autonoma che hanno dichiarato di voler essere Ogm free, e altre come la Campania che  non lo hanno fatto formalmente ma in cui tutte le province si sono espresse per il no,  l’ex ministro dell’agricoltura Luca Zaia che ha sempre dichiarato di essere contrario non poteva prendere la decisione e comunicare all’Ue che l’Italia voleva essere un paese Ogm free?

«Poteva farlo ma non lo ha fatto, cosଠcome nuovi assessori all’agricoltura di regioni da sempre contrarie come la Toscana non hanno ribadito in maniera forte la volontà  di rimanere su quella strada e non hanno assunto impegni a sostenere questa posizione».

E le organizzazioni agricole sono compatte? Si muoveranno?

«C’è una linea comune tra Coldiretti e Cia di contrarietà  e una posizione più possibilista da parte di Confagricoltura. A settembre prima della riunione degli assessori all’agricoltura sulla bozza di linee guida organizzeremo una iniziativa per mettere in evidenza tutte gli elementi di criticità ».

Paolo